“L'Imperatore di Abissinia combatterà non per Sé Stesso soltanto, ma con la guida di quel potere e quella forza Divini che mai vengono meno. Egli ha già trionfato nella Sua diplomazia. Si erge come l'unico diplomatico al mondo ad essere stato in grado di persuadere tutte le razze e nazioni con la rettitudine di una causa, e di riunirle tutte in azione congiunta per la salvaguardia di quella causa. Questo è soltanto il primo trionfo, ma è un'indicazione della vittoria finale.
Sparpagliata e dispersa, l'Africa ha inviato all'Imperatore d'Etiopia non soltanto la sua solidarietà, ma anche il suo sostegno affinché quella voce dell'Africa non sia mai messa a tacere. Fa presagire lo spirito di una nuova vita – la vita di un popolo redento. Spontaneamente, i Neri dell'Africa nella diaspora, degli Stai Uniti, dei Caraibi, delle Americhe del Sud e del Nord, dell'Europa e da altri luoghi nel Continente Madre sono avanzati, non soltanto nella preghiera, ma con dichiarata determinazione per vedere il nemico abbattuto. Mussolini ride perché dalla sua mente barbarica non è in grado di vedere altra gloria se non quella raggiunta per mezzo della capacità militare. Le sue potenti forze meccaniche hanno operato. Ha misurato la confidenza dei folli nel suo sfidare non soltanto l'essere umano, ma Dio stesso. “L'uomo ha accettato la sfida, Dio sorveglia i destini umani”.
Nessuna preghiera sacrilega a Roma salverà Mussolini e gli Italiani. Nessuno smarrimento di verità cancellerà l'iniquità di questi vili. Che l'Abissinia dunque avanzi con la spada in mano, e come l'armata di Gedeone risultò trionfante contro le forze presuntamente superiori del nemico, così Haile Selassie condurrà di nuovo l'Etiopia alla sua gloria e ispirerà i Neri alla speranza di tornare ancora una volta ad adorare presso la propria vigna e sotto il proprio albero di fico”.
(Marcus Garvey: The Black Man Vol. 1 n. 2 - 1935)
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