Melkam Senbet
Come promesso nel precedente post, traduco e riporto di seguito il discorso tenuto dal Re dei Re Qadamawi Haile Sellassie a seguito del respingimento, da parte del Tribunale dell'Aja, dell'istanza contro il Sudafrica presentata da Etiopia e Liberia negli anni '60; questo discorso è solo un significativo esempio dell'impegno da Lui profuso in favore della causa e in riferimento alle implicazioni di quest'ultima per il destino universale dell'umanità. Prego che accogliate la possibilità di leggere queste parole come una somma benedizione.
Signore e Signori della stampa,
ho convocato oggi questa conferenza stampa prima di tutto per comunicare alcuni dei miei pensieri in merito ai recenti avvenimenti, e in secondo luogo per offrirvi un'opportunità di porre domande su qualsiasi soggetto desideriate.
Per prima cosa vorrei spendere alcune parole sulla recente decisione della Corte Internazionale di Giustizia relativa all'azione legale intrapresa dall'Etiopia e dalla Liberia, riguardo all'Africa sud-occidentale, contro il Sudafrica. Come ciascuno ormai sa, tutta la specie umana è preoccupata per la situazione in Africa sud-occidentale, per quel che le politiche del governo sudafricano implicano per il resto del mondo.
La Corte Internazionale dell'Aja ha discusso la questione dell'Africa sud-occidentale per molti anni sino ad ora. L'Etiopia, la Liberia e molti altri Stati africani, come pure gli uomini di buona volontà in ogni luogo, hanno fatto del loro meglio per veder resa giustizia in questo caso, affinché il popolo di quello sfortunato Paese fosse liberato dallo stato di oppressione cui è attualmente assoggettato. La giustizia è l'essenza dell'esistenza civile. Sfortunatamente la decisione della Corte è stata influenzata da considerazioni più politiche che giuridiche.
Sono al corrente della grande speranza che era stata riposta nella Corte allorché fu stabilita. Ai suoi primissimi esordi, so che la Corte prese decisioni utili in alcuni casi, ma se prendiamo la recente decisione come esempio di quel che dovremmo aspettarci per il futuro, il suo procedere non ispira fiducia, e in ragione di ciò riteniamo che la tendenza a ricorrere alla risoluzione giudiziaria delle dispute andrà diminuendo.
I querelanti presso la Corte erano l'Etiopia e la Liberia, ma in un certo senso si potrebbe affermare che tutti i popoli amanti della pace fossero in qualche modo interessati alla questione e stessero ansiosamente attendendo il risultato, che ci si aspettava sarebbe stato in accordo alle esigenze della giustizia. È alquanto vero che i giudici sono liberi nel loro compito di prendere decisioni, ma le decisioni devono essere coerenti con la legge. Dobbiamo anche far presente, tuttavia, che l'umanità ha il diritto di esigere che certe istituzioni e certi pensieri di valore fondamentali, comuni a tutte le società e indispensabili alla pace, siano incorporati come parte dei principi della legge internazionale su cui la Corte Internazionale di Giustizia dovrebbe fondarsi. Lo Statuto della Corte contiene disposizioni adeguate a questo scopo.
Devo rimarcare che questo giudizio è contrario agli interessi della specie umana, e più in particolare a quelli dei popoli africani. Ho affermato che la decisione è stata condizionata da considerazioni più politiche che giuridiche. Non siamo tuttavia alla fine del percorso. Credo che continueremo a lottare per la rimozione del sistema di apartheid e oppressione in Africa sud-occidentale, e sono confidente che tale lotta porterà una soluzione soddisfacente al problema.
Neguse Neghest Qadamawi Haile Sellassie, 30 luglio 1966
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